Tópico Lancia

Uma combinação que faz sonhar, Lancia e Martini. [;)]

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Teste: Lancia Ypsilon S by MOMODESIGN TwinAir

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Lancia:
a mighty brand with barely any perspective. It was perhaps the most common subject of our articles throughout 2013, next to the rumors concerning Alfa Romeo. While the brand from Arese is mostly affected by postponement, the one from Turin is plagued by a very unclear future. We of course have no idea of the management from Lingotto and Auburn Hills their intentions, but it seems to us that Lancia is now as profitable as Rover and Saab once were. Recent plans thanks to the takeover of Chrysler seem to have disappeared due to the European crisis.

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Trying to figure out what Lancia’s future will bring us, is like trying to take a glimpse over a wall that’s just a tad too big. We already brought you
a column last year about the insecurity of this wonderful brand. And this time we will devote our last test drive of the year in a new Lancia, the lovely small Ypsilon S by MOMODESIGN, to the same subject. You never know the people of Lingotto are reading this and understand that they would hurt a lot of people if the brand were to disappear… This Lancia ‘S’ with blue stitching is beautiful and drives well, but we’ll let the pictures ‘do the talking’ this time. A complete review of the Ypsilon (1.3 MultiJet) of earlier this year can be found here, while we tested the TwinAir-engine in the Alfa Romeo MiTo earlier this year.

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Many Lancisti from all over the world (including us) have been fearing the dreadful announcement of Lancia’s disappearance. It would without any doubt be heartbreaking to know that the already-so-gray-car-market would lose one of its most charismatic and historical brands. Anyone with even the tiniest knowledge about Lancia’s history lies awake a little longer every night, knowing that it might just be over someday soon. Rumors about yet again cancelling models in the higher segments, which were supposed to be possible thanks to Chrysler’s developments, makes us fear the worst… But why would the manufacturer let a glorious brand like this die?

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There are a few positive signs, we think. Lancia has let us drive two chic and rather sporty variants of the Ypsilon and Delta this year, designed by the Italian MOMO. It may seem rather far-fetched, but the fact that they launched these models must at least mean they still believe in the brand, right? Furthermore, the Ypsilon and Delta are both wonderful cars and are definitely worth considering over any other car in their segment. Too bad nearly no one does it, though. Lancia has been all about luxury, comfort, but also driving pleasure, since 1906. The brand’s racing history proves that (you knew they could keep up with Maserati, Ferrari and Alfa Romeo in the past, right?).

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There’s also the fact that founder Vincenzo Lancia had racing pedigree. The Ypsilon S by MOMODESIGN is therefore again a Lancia like engineers such as Vincenzo Lancia himself, but also Jano, De Virgilio, Castagnero and Boano once invented. Light, luxurious, comfortable and beautifully designed vehicles with great driving characteristics, like an Aprilia from 1937 or a Fulvia from 1963.

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The biggest news of 2013 was, for us personally, the lack of future perspective for Lancia. But the potential of this brand on European soil should not be underestimated, nor should the market share in its home market. Lancia is still Lancia and that’s not something you can simply throw away. Going on with only the Ypsilon is not an option, we think, and we shouldn’t forget the ancient rumor that the Agnelli-family has had put the continuation of this legendary brand on paper neither. Saving Alfa Romeo at the cost of Lancia is therefore not something Sergio Marchionne is planning on doing.

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It would certainly be a major surprise to us, knowing that the CEO plans to maintain or expand the brand portfolio, rather than reduce it. Lancia turns 110 years old in 2016. The brand that – since day one already – has been making nothing but extraordinary creations is now still one of the most characteristic brands in the world. They can’t just let that die, can they?


 
Metam mas é o 1.4 com 140 ou 160 no bichinho! Agora a brincar às cores, e aos pormenores tipo Wally nos MY, é que a marca vai no caminho da SAAB e Rover como se dizia no artigo!
 
Malta,

um Lancia Dedra 1.6 é bicho para beber quanto ? [;)]

Não é muito económico.
Depende dos trajectos.

Talvez uns 8.
Se deres o consumo de outro carro para referência já se pode dar uma ideia melhor.

O Dedra em 1.8 (raro em Portugal) acaba por gastar o mesmo que o 1.6.
Nos últimos Dedras há o "motor do Barchetta", mas são mais caros claro.

O motor 1600 é o maior da família Lampredi SOHC 8 válvulas.
Bloco em Ferro, Cabeça em Alumínio, o normal.
Em Portugal este 1600 90cv pode ser visto também nos Puntos 1.6 Cabriolet ELX.

É evidente que 90cv no Dedra não podem ter nada a ver com os 108 dos Anteriores Prisma e Delta GT i.e., derivados "124 Special T", pois esses eram DOHC, Twin Cam.
 
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"L’editoriale di dicembre, scritto in seguito alle dichiarazioni di Marchionne sul destino della Lancia, ha provocato la reazione di molti lettori. In redazione sono arrivate decine e decine di lettere, commenti e email. Ne abbiamo scelte undici, rappresentative dello sconcerto e della delusione di noi appassionati, che nonostante tutto non la smettiamo di credere nel futuro dell’auto italiana.

Ma di fronte alla prospettiva di una produzione di vetture che di italiano hanno solo il marchio, qualcuno dichiara: “Piuttosto, finiamola qui”.

Anni 70 e 80, qualcuno ci credeva
Sono un giovane ingegnere dell’indotto auto, collezionista Lancia. So bene che la gloriosa Lancia, che ha prodotto le mie “Flavia” e “Appia”, non esiste più dal 1969, anno di acquisizione da parte di Fiat. E so che la Lancia perse l’indipendenza per sua colpa, per la sua “distanza” dal controllo dei costi industriali e in sostanza dal mercato reale che si andava delineando negli anni Cinquanta e Sessanta. È altresì vero che sotto la gestione Fiat, quando sono stati fatti gli investimenti necessari, Lancia ha prodotto buone vetture che tutti ricordano e hanno apprezzato: “Stratos”, “Thema”, “Dedra”, “Delta”. Marchionne ha ritenuto la “Kamal” dell’Alfa Romeo un prodotto senza futuro. Quello che poi è diventato il “fenomeno Qashqai”, poteva essere il “fenomeno Kamal”. E a proposito dello scarso appeal del marchio, inviterei Marchionne a fare un giro con me sulle mie “Flavia” e “Appia”, perché si rendesse conto di quanta gente mi ferma, guarda le macchine con ammirazione e mi saluta dicendo “povera Lancia”. Quell’accozzaglia di modelli Chrysler, antiquati ed estranei al gusto europeo, proposti da Marchionne con la mascherina Lancia e con una mistura di nomi gloriosi male assortiti, non può certo dirsi un piano industriale serio. La nostra forza era il design, ma sembra che nessuno, nelle stanze dei bottoni, se ne ricordi. Il grande Gino Bartali avrebbe detto: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.
Paolo Balordi – pb07@libero.it

Sempre più difficile essere italiani
Sono un sostenitore dell’Alfa Romeo e dell’auto italiana in genere. Adopero tutti i giorni un’Alfa “159 SW” e vado ai raduni con una bellissima “Alfetta” prima serie. Nel 2011 ho comprato una moto Ducati nuova: quando nel 2012 la Casa di Bologna è passata in mani tedesche, l’ho sostituita con una moto italiana. Capirete come ci sia rimasto male per la Lancia, marchio storico il cui declino, negli ultimi tempi, è stato colpevolmente accelerato. Tuttavia continuo a sperare che la Fiat si ravveda. Ho 42 anni, abbastanza per ricordare il successo della Lancia “Thema”, che riuscì a “scheggiare” il monopolio delle auto tedesche nel settore delle berline di lusso. Sebbene di fede alfista, ritengo che se il gruppo Fiat volesse nuovamente investire nell’alto di gamma, potrebbe farlo solo attraverso il marchio Lancia. Cancellandolo, si precluderebbe questa strada. Mi permetto di aggiungere una riflessione: ma il problema della Fiat non siamo forse anche noi italiani che abbiamo “bistrattato” le auto nazionali per semplici pregiudizi e per sentito dire? Non voglio dire che le Fiat siano le migliori auto del mondo, ma sicuramente non sono peggiori delle coreane o di tante altre macchine europee (le Volkswagen, è vero, sono un’altra cosa, ma costano anche di più). Voglio dire che far fallire un marchio italiano e lasciare a casa migliaia di dipendenti (senza considerare l’indotto) solo perché è diventato quasi un sport parlare male di Fiat mi sembra un autogol. Soprattutto quando scopri, parlando con la gente, che sono in tanti a lamentarsi delle noie e dell’affidabilità delle loro auto straniere.
Fabrizio Granata – alfetto70@yahoo.it

Giocare a Risiko con i grandi marchi

Marchionne è stato incapace di uno sguardo lungimirante. Manovra pezzi di storia industriale e culturale italiana come fossero figurine da appiccicare sui cofani delle automobili. Chiunque, con un po’ di competenza, si sarebbe reso conto che apporre sulle Chrysler il marchio Lancia non sarebbe stata una buona idea. Si possono fare sinergie, certo, ma in modo serio. La VW farebbe carte false per acquisire i nostri marchi storici. Quando non ha potuto comprarli, se li è inventati, vedi Audi. La Fiat invece li vuole seppellire…
Andrea – andreabsga@gmail.com

Una legame che durava dal 1951

La nostra famiglia è legatissima al marchio Lancia. Mio padre avviò la sua attività nel 1951 riparando autocarri Lancia, io sono stato pilota di vetture Lancia. Le recenti notizie sull’intenzione di Fiat di seppellire il marchio Lancia suscitano in me grande rimpianto, ma ormai sono anni che i manager non ascoltano il cuore, e i risultati si vedono. Evviva la Bocconi, vera rovina dell’Italia.
F. Montaldo – ferdimontaldo@gmail.com

Nell’abisso. Ma chi ce l’ha spinta?

Potrei anche essere d’accordo che “Lancia ha un appeal limitato fuori dall’Italia”, ma chi l’ha ridotta così, senza investimenti? Ho qualche anno e mi ricordo le auto che facevano l’Audi e la Volkswagen negli anni 70. Dove sono arrivati? Da quanti anni l’Audi corre e vince a Le Mans? Invece da noi hanno smantellato il reparto corse… Bei tempi quando si passava dai rally alla “24 Ore” e grazie a una “trovata” di Fiorio si vinceva anche il Mondiale Gr. 5… Sarebbe stato più accettabile se avessero detto: “Per il momento non ci sono le risorse, ma appena i bilanci lo permetteranno, torneremo a investire in nuovi modelli”. La nuova “Thema” a mio parere è bella (mi piaceva moltissimo anche la Chrysler “300”), ma comprendo che appaia troppo “americana”, soprattutto nella coda. Risultato: non se ne vede una in giro. Sarebbe stato davvero così impegnativo modificare qualcosa? Due parafanghi, un baule e i gruppi ottici anteriori, almeno quelli, non si potevano ridisegnare? Vorrei poi sapere chi ha approvato la “ristilizzazione” del marchio: è orribile. Sono senza parole: si può ridurre un marchio così a produrre solo utilitarie? Mi terrò stretta la mia “Delta” del ’93…
Fabio – f40lemans@libero.it

Meglio chiusa che usurpata

Presi la patente nel 1963 alla guida di una splendida Lancia “Appia” terza serie verde metallizzato. Che macchina, e che motore: un “1100” che tirava forte e teneva testa alla “Giulietta”. Ci voleva Marchionne per dire che un marchio sinonimo di bellezza ed eleganza nel mondo deve morire. È triste, ma è meglio così che vedere lo scudo Lancia su vetture americane. Almeno mi resta il ricordo di macchine favolose.
Paolo Paruta – ppaolo45@yahoo.it

Non resta che staccare la spina

Meglio farla finita che tirare a campare, trascinando nel fango il glorioso blasone del cavalier Vincenzo Lancia. Certo, spiace constatare che la Fiat abbia tenuto nei confronti della Lancia una politica di “marginalità”, imponendo modelli senza infamia, senza gloria e senza storia. Altro che le sfide e le competizioni sul campo dell’affidabilità, dei consumi, della velocità pura. Ricordo un articolo di “Autocapital” in cui si narrava di Mr. Henry Ford che, a chiusura del Salone dell’Automobile di non so che anno, fu trovato sdraiato sotto una Lancia “Aprilia”. Tirato fuori per i piedi dal servizio di sicurezza, dichiarò che quella macchina era la sola degna di essere studiata.
Alla fine ha ragione Marchionne, non resta che abbandonare il marchio. Ma i motivi puramente commerciali che hanno portato a questa decisione non li condivido. Ci accontenteremo del ricordo di quando l’Italia sapeva farsi invidiare dal resto del mondo e non aveva bisogno di alleanze Oltreoceano per tirare a campare. L’importante è finirla con questi balletti di dichiarazioni più o meno minacciose per il Paese e per la pace sociale.
Giovanni Mattana – avv.mattana@gmail.com

Se ne va un altro pezzo di made in Italy

Se il futuro della Lancia doveva essere quello di produrre Chrysler rimarchiate e imbellettate è molto più dignitoso chiuderla qui. Ma come lancista, e come italiano, sono molto amareggiato: la Lancia che chiude è un altro pezzo di “made in Italy” che viene irrimediabilmente perduto, come già accaduto per Autobianchi e Innocenti. Va ricordato che Fiat non è nuova a certe barbarie. Sì, barbarie, perché chiudere una casa automobilistica come la Lancia non è molto diverso da chi bombarda una cattedrale, un’azione che ricorda l’intolleranza di certi gruppi integralisti. Chiusa la parentesi emotiva vorrei provare ad analizzare con distacco e razionalità la dichiarazione di Marchionne, perché se fossi un azionista Fiat, e fortunamente non lo sono, sarei molto preoccupato: come si può pensare di essere più competitivi eliminando un marchio? È grottesco. La Volkswagen è stata capace di assorbire marchi certamente meno blasonati di Lancia, come Skoda e Seat, e di rilanciarli con una nuova immagine. Le dichiarazioni di Marchionne hanno il sapore amaro di una resa. L’uomo non è credibile quando afferma di voler conquistare il mercato americano con Alfa e Maserati. Fandonie: non sono stati capaci di fare vera concorrenza in Italia e in Europa, figurarsi Oltreoceano! Eppure le idee c’erano, basti pensare al remake “Fulvia Coupé”, che nonostante le petizioni e gli appelli sul web non si è voluto produrre. Quel prototipo, presentato a Francoforte e votato a furor di popolo come il più bello del Salone, dimostrò in modo inconfutabile che Lancia aveva ancora appeal anche fuori dai confini nazionali. Ciò significa che il potenziale e le idee c’erano; sono mancati il coraggio e la lungimiranza, ovvero gli attributi di un grande imprenditore.
Matteo Vezzosi – matteo.vezzosi@gmail.com

Ecco che cosa sognavo

Posso semplificare? Le Lancia che vorrei oggi sono un’“Aurelia B20” con motore V6, un’“Aurelia B24” con motore V8, una “Flavia” berlina a sei cilindri boxer e una “Fulvia Coupé” con motori a quattro o, meglio, a sei cilindri a V stretto. Vorrei carrozzerie in alluminio e fibra di carbonio, evolute nello stile ma rispettose dell’originale. Ecco quali avrebbero dovuto essere le Lancia del XXI secolo. Bye bye, Lancia.
G.Pettinelli – g.pettinelli@libero.it

Che noia l’eleganza, famole volgari

L’annuncio dell’imminente scomparsa di una casa automobilistica importante come la Lancia è una pessima notizia per tutti, ancor più per un lancista come me, proprietario di una “Fulvia Sport” carrozzata Zagato.
Mi rammarica il fatto che la filosofia delle vetture Lancia, ovvero l’unione di eleganza e sportività, sia destinata a scomparire. Si poteva anche evitare di applicare la filosofia Lancia a certe macchine americane semplicemente attaccandovi lo scudetto Lancia.
G.Marchiori – giuseppe.marchiori@gmail.com

Noi indietro, gli altri avanzano

È evidente come la Fiat si sia adoperata con successo nell’acquisire grandi marchi dell’automobilismo per smembrarli e disperderli. Si vergognino quanti dirigono e hanno diretto negli ultimi anni la ormai piccola Fiat con tanta incompetenza. “Delta” seconda serie, “K”, “Thesis”, “Delta” terza serie si sono dimostrate peggiori di un qualsiasi progetto made in Corea, ove invece marchi di serie B hanno saputo diventare validi in pochissimi anni. Spero di veder nascere un giorno un nuovo marchio italiano che cancelli l’egemonia despotica del marchio torinese.
A.Sammartini – taistudio.s@gmail.com
(...)"Em Marchionne ha ferito l’orgoglio degli italiani | Ruoteclassiche
 
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"Audace ed estrema in ogni sua soluzione, la Lancia “Sibilo” assomiglia a un disco volante più che a un’automobile. All’esterno lamiera e cristalli si fondono senza soluzione di continuità. All’interno il posto guida ricorda quello di un’astronave. Sono gli effetti speciali che Gandini e Bertone presentano nel 1978 al Salone di Torino, con la “collaborazione” della Lancia “Stratos”.

La vettura, un esemplare unico, viene acquistata dall’attuale proprietario (Corrado Lopresto) nel 2010 all’asta di Villa d’Este, dove è messa all’incanto assieme a diversi altri prototipi provenienti dalla Collezione Bertone. Classico esempio questo di un “salvataggio per i capelli”, prima che un’auto di grande valore storico potesse prendere la via dell’estero, come peraltro accaduto con altri pezzi unici di Bertone."Em Lancia “Sibilo”, un’astronave al Salone | Ruoteclassiche
:eek:
 
É normal que muita gente esteja descontente com o pouco que a Lancia tem de momento.

Mas a questão começou quando nos anos 80 a FIAT "teve" que comprar a ALFA.

De qualquer modo é possível coabitarem, como exemplo dou o 156 e Lybra.

É esperar que apesar de reduzida e a atravessar uma fase com alguns modelos marcados Lancia apenas, a Lancia possa não acabar e possa vir a surgir em grande.
Nem que os futuros Lancias possam ser do outro lado do mundo grandes Chryslers.

Vamos ver.

O actual "Delta" continua muito interessante e tenho uma percepção que quando acabar vai ser ainda mais.
 
De qualquer modo é possível coabitarem, como exemplo dou o 156 e Lybra.

Mesmo nos anos 90, conseguiu-se ter isto:

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Mesma base técnica e resultados muito diferentes, prova de que se pode marcar a personalidade de um produto partilhando muito.
 

Anexos

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